Tale editto costituisce la più antica prova documentale
dell’esistenza e dell’uso della carta amalfitana, mentre altri
documenti di poco posteriori attestano come in quel periodo la carta fosse
già attivamente prodotta; In ultimo, un documento ravellese del 1289, menziona la "carta bambagina o bombicina", realizzata mediante stracci di cotone, proprio il cotone che a quell’epoca costituiva uno dei principali prodotti del commercio amalfitano, tanto che nella zona litoranea della città marinara esisteva una vera e propria "Platea Bombacariorum", ovvero la piazza dei venditori di tessuti… L’editto reale tuttavia non riuscì a limitare l’uso
della carta anzi, in seguito al Concilio di Trento che obbligò
tutte le parrocchie a redigere registri dei nati e dei morti e degli eventi
religiosi, l’uso della carta vide un ulteriore incremento.
Nel XIII sec. la produzione della carta in Costiera Amalfitana divenne
un grande business in continua espansione oltretutto, tanto che si assistette
alla graduale trasformazione dei mulini ad acqua in cartiere, come conferma
un documento del 1380, nel quale si legge "in quo predicto molendino
facta est balkeria ad faciendum cartas bombicinas". Le cartiere erano
disseminate nell'attuale Valle dei Mulini, lungo il corso del fiume Canneto
o Chiarito, che alimentava anche una ferriera, attiva tra il XIV sec.
ed i primi anni del XIX sec… |
||