La fabbricazione artigianale
 
 
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La forma di poltiglia così ottenuta veniva a questo punto trasferita su apposti panni di feltro che, coperti con un altro panno, veniva stratificandosi, man mano l’operazione procedeva, fino a realizzare una vera e propria catasta di fogli gocciolanti…

La catasta passava quindi alla successiva fase della “pressatura” ove, mediante un grande torchio in legno di liberava dell'acqua residua i fogli di carta che, staccati uno ad uno dai feltri, passavano poi nello “spannituro” per l'ascigamento definitivo.

Torchio

Gli spannituri ovvero spanditoi erano dei grandi cammaroni vuoti dalle ampie finestrature, costruiti nella parte più alta della cartiera, a cavallo del fiume, in modo da recepire al massimo le correnti d’aria che scendevano dalla valle. Una volta asciugati, i fogli passavano nella stanza "dell'allisciaturo", ove venivano accuratamente stirati. Terminava le operazioni il rifilo dei fogli, che rilegati in pacchi, erano pronti per la vendita o per ogni altro utilizzo.

L’intero processo produttivo era svolto da varie figure professionali, non ultimi giovanissimi apprendisti, una sorta di unico grande ingranaggio fatto di uomini e macchine, sotto la meticolosa soprintendeva di un "magister in arte cartarum" il maestro cartaro.

Il procedimento di fabbricazione descritto è rimasto praticamente immutato dal Medioevo, in quanto l’introduzione di nuove macchine quali la “molazza” e “la macchina olandese” a seguito della Rivoluzione Industriale (fine XVIII sec), ebbe unicamente il pregio di alleggerire il lavoro dell’artigiano e di velocizzarne alcune fasi…

 
 
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